Bitcoin e Oro, analogie e differenze tra due asset class oggi sulla bocca di tutti

Bitcoin e Oro, analogie e differenze tra due asset class oggi sulla bocca di tutti

La vulgata è ormai chiara: bitcoin è il "nuovo oro", perchè perdere tempo con ETC, conratti future o addirittura oro fisico se possiamo investire in maniera smart e "moderna" in un asset digitale concepito proprio per essere scarso per definizione?

In apparenza, il parallelo funziona. Entrambi gli asset sono:

  • rari o limitati nella quantità,

  • svincolati dalle banche centrali,

  • percepiti come rifugio contro l’inflazione o la perdita di valore della moneta.

Ma dietro questa somiglianza superficiale si nasconde una differenza radicale di natura e di rischio, che molti investitori sottovalutano.
Come osserva l’economista Campbell Harvey (Duke University), Bitcoin è una forma di fiducia codificata nella tecnologia, mentre l’oro è una forma di fiducia nella fisicità e nella storia.
E questa distinzione cambia tutto.

Due forme di “fiducia”: la fisica e la digitale

L’oro ha valore perché la collettività glielo riconosce da migliaia di anni.
È tangibile, inalterabile, difficile da falsificare, non dipende da nessuna rete o codice informatico.

Bitcoin, invece, ha valore perché la rete che lo sostiene mantiene il suo registro inviolato.
Non esiste fisicamente: è puro consenso distribuito, sostenuto da una potenza di calcolo decentralizzata e da regole matematiche.

Entrambi si basano sulla fiducia — ma di tipo opposto:

  • l’oro → fiducia nella materia;

  • Bitcoin → fiducia nella macchina.

Sotto il profilo economico, Bitcoin e oro condividono alcune funzioni chiave:

FunzioneOroBitcoin
Riserva di valore ? stabile da millenni ? aspirazione recente
Bene rifugio ? consolidato ?? ancora volatile
Scarsità intrinseca ? finita (fisica) ? limitata (21 milioni)
Portabilità ? bassa ? altissima
Divisibilità ?? limitata ? perfetta
Dipendenza da infrastrutture ? minima ?? totale (tecnologica)

In sintesi: Bitcoin è l’equivalente digitale dell’oro, ma con più efficienza e più fragilità.
È il “nuovo oro” solo se la tecnologia rimane perfettamente affidabile.

Fattori di rischio sconosciuti al metallo giallo

L’oro può essere rubato, ma non “hackerato”.
Bitcoin, invece, vive e muore con la sicurezza crittografica del suo protocollo.

Campbell Harvey sottolinea due vulnerabilità chiave:

a) Il rischio quantum computing

Gli algoritmi di sicurezza su cui si basa Bitcoin (ECDSA, SHA-256) si fondano su problemi matematici oggi considerati “inattaccabili”.
Ma un computer quantistico sufficientemente potente potrebbe, in teoria, decifrare le chiavi private o forzare le firme digitali, minando la fiducia nell’intero sistema.

Non è uno scenario imminente, ma neppure fantascienza: i progressi della ricerca quantistica sono costanti, e Bitcoin non è progettato per aggiornarsi facilmente in blocco.

b) Il rischio del 51%

Il principio fondante del Bitcoin è la decentralizzazione.
Ma se un singolo soggetto (o gruppo coordinato) controllasse oltre il 51% della potenza di calcolo della rete,
potrebbe riscrivere temporaneamente la blockchain,
annullare transazioni recenti, o manipolare l’ordine dei blocchi.

Oggi questo rischio è teorico, ma non nullo:
pochi grandi mining pool concentrano quote rilevanti della potenza globale, e la crescente industrializzazione del mining riduce la dispersione originaria.
Un paradosso: più Bitcoin cresce, più tende a centralizzarsi.

Volatilità e psicologia: la differenza che conta davvero

L’oro è lento, prevedibile, e si muove in base a crisi, inflazione o tassi reali.
Bitcoin, invece, è un asset emotivo: riflette entusiasmo, paura, ideologia, moda.

La sua volatilità non è solo tecnica: è comportamentale.
Il prezzo del Bitcoin è determinato da un consenso digitale fragile, alimentato da aspettative più che da fondamentali.
Questo lo rende straordinariamente sensibile ai cicli di liquidità globale e ai comportamenti collettivi.

In termini finanziari, l’oro ha una duration psicologica infinita.
Bitcoin, invece, è una opzione perpetua sulla fiducia tecnologica.

Il vero discrimine: “chi garantisce il valore?”

DomandaOroBitcoin
Chi lo emette? Nessuno Nessuno
Chi ne assicura l’esistenza? La materia stessa La rete informatica
Chi può falsificarlo? Quasi nessuno In teoria un supercalcolatore
Chi può distruggerlo? Nessuno In teoria, chi controlla >51% del mining
È sostituibile? No Potenzialmente sì (fork o nuove chain)

 

La differenza, in ultima analisi, è ontologica:
l’oro è un fatto fisico, Bitcoin è un fatto algoritmico.
E ogni fatto algoritmico, per definizione, è revocabile da un livello di tecnologia superiore.

Tuttavia, il dibattito non è oro contro Bitcoin, ma oro e Bitcoin come nuove riserve alternative rispetto alla moneta fiat.

In prospettiva:

  • l’oro resta il bene rifugio fisico, immune dalla rete;

  • Bitcoin diventa il bene rifugio digitale, rapido e globale, ma tecnicamente fragile.

È possibile che in futuro le blockchain si “riconvertano” al quantum-safe,
e che Bitcoin o i suoi successori diventino una sorta di oro programmabile:
scarsità garantita, trasferibilità immediata, tracciabilità perfetta.

Conclusione

In finanza, come nella storia, il valore è sempre una forma di fiducia condivisa.
L’oro la conserva nella materia; Bitcoin la codifica nei numeri.

Ma se la fiducia nella materia è millenaria e universale,
quella nella macchina è ancora giovane e reversibile.

Forse Bitcoin è davvero “il nuovo oro” —
ma solo finché il suo algoritmo resta più forte della curiosità umana di romperlo.

Come chi legge il nostro blog sa bene, noi non consideriamo le commodity, e l'oro è comunque una commodity, un mattone strategico di un portafoglio di investimento per un investitore retail, i caratteristiche di difesa dell'inflazione e safe haven secondo noi sono sostituite in eccllente modo dall'immobiliare.

Comprare pietre prezioe, diamanti, oro sono tutti modi di scommettere sull'innalzamento del valore di mercato di un bene che di per sè non porta alcun flusso di rendimenti, a differenza di un immobile che ogni mese ti "paga" per detenerlo in portafoglio, lo stesso vale per le azioni ch ti pagano un dividendo.

Siamo poi altresì molto scettici sull'intero settore delle criptovalute, che continuiamo a giudicare inferiori all'oro da questo punto di vista: i rischi tecnologici non ci sono finchè arrivano, e quando li vediamo e ci rendiamo conto di essi, è ormai troppo tardi per correre ai ripari.

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